La tensione tra immagine pubblica e identità privata è il motore emotivo del film. E Ariana riconosce in questo conflitto la parte più preziosa del suo lavoro: «Glinda passa tutta la storia a cercare il significato della bontà, e quella definizione cambia molte volte durante il suo percorso di crescita, ogni evento traumatico la spinge verso la verità. Il suo arco emotivo è la mia cosa preferita». Questo film è più cupo, mette Glinda davanti a scelte che la privano del suo consueto scintillio. «La storia si fa più oscura e lei deve affrontare sofferenze profonde e decisioni difficili». E ancora, «Molti la vedono solo come un personaggio leggero e divertente, e lo è, certo, ma dentro c’è qualcuno che soffre davvero, che è profondamente infelice e ha molto da imparare».