George Clooney
di Sonia Serafini
Jay Kelly: un film che gli assomiglia più di quanto dica. George Clooney, veterano di Hollywood, attore poliedrico capace di reinventarsi in ogni fase della carriera, continua a cercare ruoli che lo sfidino davvero. Con Jay Kelly torna a mettersi in gioco.
Jay Kelly, il nuovo film di Noah Baumbach, racconta di una star americana che attraversa l’Europa con il proprio manager, alla ricerca di qualcosa che neanche lui sa bene cosa sia. Le varie tappe di questo road trip alla ricerca di sé stesso toccano anche l’Italia, con una Toscana un po’ stereotipata, in cui il protagonista si chiede: “Chi sono quando non sono davanti a una telecamera? Cosa rimane delle scelte che ho fatto?”.
Il Jay Kelly del film è George Clooney, che interpreta questo divo hollywoodiano portando molto di sé, dai look eleganti al sorriso smagliante. Si potrebbe addirittura pensare che Jay sia una sorta di autobiografia della sua carriera, se non fosse che il sornione Clooney ha subito preso le distanze con la sua solita ironia: «Io un manager non l’ho mai avuto, e nemmeno un entourage. Sono troppo vecchio per queste cose».
È il suo modo di mettere un confine, e allo stesso tempo un ponte: Jay Kelly resta un’altra persona, ma alcune crepe, alcune paure, Clooney le riconosce eccome. Il film dopo aver fatto il suo esordio alla Mostra del Cinema di Venezia è su Netflix. Quando gli chiedono dei rimpianti, lui scuote quasi la testa, come se fosse un pensiero che non gli appartiene più. «Quando invecchi ti accorgi che l’unica cosa tossica è proprio il rimpianto, mentre il fallimento è facile, lo conosci presto. Vai a cento audizioni e non ottieni la parte, e allora? Si va avanti».
Nella conferenza stampa di presentazione del film si è lasciato andare al racconto delle sue origini, del Kentucky, dei campi di tabacco e del ragazzo che era, che ogni giorno prendeva un autobus verso un futuro che nessuno gli garantiva. «Se non funziona, quando hai qualche anno in più sai dirti: ci ho provato. Non ha funzionato. E va bene così».
Ha una serenità rassicurante, come di chi ha fatto pace con il tempo, diventato suo alleato sin da quando grazie ai precoci capelli bianchi divenne l’uomo più sexy del mondo: «Quest’anno sono tornato a recitare a Broadway. Non lo facevo da quarant’anni, ogni sera ero terrorizzato dall’idea di dimenticare le battute. Invecchiando diventa tutto più complicato», e poi aggiunge: «È bello avere 64 anni e non essere sicuri di farcela. È bello avere ancora paura».
Ed è forse qui che Clooney e Jay Kelly si somigliano davvero, senza però sovrapporsi: entrambi si fanno le stesse domande, ma mentre il personaggio del film di Baumbach cerca risposte che possano lenire vecchie ferite, Clooney sembra aver imparato a convivere con il dubbio, quasi a considerarlo una forma di eleganza.